Si e' tanto parlato del caso "Welby", un uomo imprigionato dalla sclerosi che lo immobilizzava consentendogli alla fine solo di muovere gli occhi.
Un uomo consapevole e lucido al punto di decidere in autonomia di rivolgersi alla politica per dare un senso alla propria sofferenza altrimenti sorda e senza speranza.
Un lottatore che sperava che la sua sofferenza, potesse almeno servire per stimolare a dare soluzioni piu' rispettose dei diritti dei malati, e potesse recare sollievo a chi si fosse trovato nelle sue stesse condizioni.
L'anestesista che dopo aver sedato Welby gli stacco' il respiratore artificiale , dottor Mario Ricci, e' stato prosciolto.
La motivazione della sentenza: non fu omicidio del consenziente perche' Piergiorgio Welby era lucido, consapevole, informato e le sue volonta' illeggittime"
Il medico agì seguendo il diritto del malato a sottrarsi ad un trattamento sanitario non voluto.
Diritto sancito dalla Costituzione. E parlare di eutanasia e' fuori luogo.
Welby visse con assoluta semplicita' i suoi ultimi momenti, come fossero uguali a tanti altri.
Cio' che sorprende di piu' oggi, e' come l'eccezionalita' dell'esperienza della morte sia stata vissuta da Welby in concreto con modalita' di assoluta quotidianita' e semplicita', come un momento apparentemente uguale a tanti altri.






