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venerdì 19 ottobre 2007

PIERGIORGIO WELBY E LA SUA SERENITA' PRIMA DI MORIRE

Si e' tanto parlato del caso "Welby", un uomo imprigionato dalla sclerosi che lo immobilizzava consentendogli alla fine solo di muovere gli occhi.

Un uomo consapevole e lucido al punto di decidere in autonomia di rivolgersi alla politica per dare un senso alla propria sofferenza altrimenti sorda e senza speranza.
Un lottatore che sperava che la sua sofferenza, potesse almeno servire per stimolare a dare soluzioni piu' rispettose dei diritti dei malati, e potesse recare sollievo a chi si fosse trovato nelle sue stesse condizioni.

L'anestesista che dopo aver sedato Welby gli stacco' il respiratore artificiale , dottor Mario Ricci, e' stato prosciolto.
La motivazione della sentenza: non fu omicidio del consenziente perche' Piergiorgio Welby era lucido, consapevole, informato e le sue volonta' illeggittime"
Il medico agì seguendo il diritto del malato a sottrarsi ad un trattamento sanitario non voluto.
Diritto sancito dalla Costituzione. E parlare di eutanasia e' fuori luogo.

Welby visse con assoluta semplicita' i suoi ultimi momenti, come fossero uguali a tanti altri.
Cio' che sorprende di piu' oggi, e' come l'eccezionalita' dell'esperienza della morte sia stata vissuta da Welby in concreto con modalita' di assoluta quotidianita' e semplicita', come un momento apparentemente uguale a tanti altri.