Per conquistare la fiducia dei militanti che incontra nelle chat islamiste, talora adorna i suoi messaggi con video di occidentali a cui viene tagliata la testa.
I fanatici di Al Qaeda non sanno che dietro quei post in perfetto arabo si nasconde una donna del Montana di 36 anni, che di giorno fa' il giudice, e di sera dopo aver messo i figli a letto, apre una Diet Coke, sceglie uno dei suoi pseudonimi e si mette a caccia di terroristi online.
Il suo lavoro ha portato a molti arresti, anche se a renderla famosa e' stata la cattura di due jihadisti: uno voleva far saltare il aria l'oleodotto che porta petrolio dell'Alaska agli Usa, l'altro era un soldato americano convertito all'Islam che forniva informazioni online su come attaccare i tank Abrams.
Rossmiller non e' l'unica donna a combattere la guerra al terrore dal pc di casa.
Lo stesso fa' Laura Mansfield, una cinquantenne del South Carolina che, mentre scrive messaggi di odio contro ebrei e americani, cucina una salsa al pomodoro per i suoi figli.
E poi c'e' Rita Karz, una ebrea irachena che si e' rifugiata prima in Israele e poi in America, dopo che suo padre era stato giustiziato da Saddam Hussein.
Mentre le altre due passano informazioni a pagamento, la Rossmiller lavora gratis, anche se dopo aver ricevuto varie minacce e' guardata a vista dall'FBI.
A unire le tre donne la stessa ossessione: in media passano nei siti islamisti almeno 100 ore a settimana






