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giovedì 17 gennaio 2008

Il vero ossigeno per l'Economia dei Paesi poveri ?

Le rimesse degli emigranti che spediscono a casa almeno 300 miliardi di dollari l'anno, il triplo della somma complessiva stanziata dagli aiuti internazionali.
In Guinea-Bissau, lo Stato piu' dipendente dal lavoro degli espatriati, le rimesse coprono il 48 per cento del Pil.

Ma, piu' che a rilanciare le economia nazionali, questa gigantesca quantita' di denaro, che scorre a rivoli di 200/300 dollari per volta, serve a rimpanucciare le economie domestiche.
L'80 per cento dei soldi non viene investito in risparmi o attivita' d'impresa, che permetterebbero il ritorno in patria degli emigrati, ma e' speso per pagare le rette scolastiche dei figli, costruire una casa, comprare da mangiare, un televisore, molti gadget ai bambini rimasti soli o un po' d'alcol ai mariti che si sentono aabbandonati, visto che l'emigrazione e' sempre piu' femminile.

In realta', nessuno sa esattamente quanto denaro spediscono a casa i lavoratori all'estero, perche' molte somme non sono inviate attraverso le banche, ma per posta, o consegnate a connazionali fidati che rimpatriano.

sabato 12 gennaio 2008

BOLLETTE TELEFONICHE COSTOSISSIME

Nel 2007 e' capitato a 100 mila italiani trovarsi recapitare a casa cuna bolletta telefonica gonfiata con centinaia o migliaia di euro extra, per colpa di chiamate ultra costose a numeri "899, 892 e satellitari".


Secondo indagini delle associazioni di consumo e dell'Antitrust, i costi cosi alti nascono dai quiz televisivi.
Una chiamata al 899 per rispondere ad un quiz televisivo e vincere un premio effettuata da una bimba di 11 anni e' costata al povero genitore 15 euro a chiamata e la bimba ne ha fatte 49 in 20 minuti, perche' la linea cadeva di continuo.
La pubblicita' ingannevole, (perche' spesso i costi non sono indicati)
la si trova soprattutto su reti come : Odeon, Canale Italia, Rete Capri.


Oltre ai quiz, fonte di super bollette sono anche i famigerati dialer: programmi che l'utente senza volere installa sul computer e che chiamano in automatico, attraverso il modemo 56K, numeri 899, 892 e satelliti.
Per fortuna il problema non colpisce gli utenti che navigano con connessioni Internet veloci (Adsl)


Secondo l'Agcom il 2008 sara' l'anno della prevenzione: gli operatori saranno invitati ad essere piu' severi e attenti nei confronti delle aziende a cui offrono i numeri.
Speriamo che il problema si risolve, questo e' un mercato che vale centinaia di milioni all'anno.

domenica 18 novembre 2007

COSA SUCCEDE ALLA COOP ?

Il regno della mutualita', della solidarieta' e del rispetto del lavoro e dei lavoratori sembra essere in realta', se si ascoltano i suoi stessi dipendenti, un'azienda non cosi buona come vorrebbero far credere. Le Coop, imprese di riferimento si sinistra, si comportano nella pratica come tutte le altre imprese.

Alla Unicoop Tirreno su 6.065 lavoratori, a fine 2006, 1.280sono assnti a tempo, cioe' oltre il 21%, anche se il contratto nazionale di distribuzione cooperativa prevede che in ogni unita' non si possa superare il 15%

Il modo piu' facile per superare il tetto era stipulare i "contratti di sostituzione", cioe' si assumeva a tempo determinato una persona che ne sostituiva un altra, l'inganno stava nel fatto che chi veniva sostituito non veniva segnalato nome e cognome. Dopo varie sentenze della Corte di giustizia europea, la Coop e' stata obbligata ad indicare nome e cognome.
Un' altra deroga che i sindacati confederali hanno accettato, riguarda i negozi di nuova apertura: possono essere gestiti da una quantita' di precari superiori ai limiti fissati dal contratto per un periodo che puo' arrivare fino a 24 mesi. Il fatto starno e' che da nessuna parte e' scritto di quanto si puo' eccedere, cio' significa che teoricamente tutti gli assunti in un nuovo punto vendita possono essere precari.
Un' altra pratica diffusa nel sistema Coop e' assumere part-time e, contemporaneamente, far firmare al lavoratore il cosiddetto patto modificativo che consente all'azienda di cambiare, unilateralmente e con brevissimo preavviso, l'orario di lavoro. Se non si accetta e' difficile essere assunti.

Alla Coop Adriatica, stando ai dati ufficiali, il lavoro precario e' pari al 13,6%. I lavoratori a tempo sono la maggioranza assoluta. Quarantenni, Cinquantenni, vanno ancora avanti con contratti a tre mesi.
Un altro servizio offerto dalla Coop e' il filo diretto, chiunque puo' lamentarsi di un banconista o di un cassiere, senza aver scritto nulla, alla terza chiamata il lavoratore viene licenziato.
Poi abbiamo la CoopVoce, il marchio con il quale la Coop e' entrata nel business della telefonia mobile, nonostante il grande successo avuto, in nessun supermercato e' stato assunto un solo addetto. Le attivazioni sono un lavoro in piu' per gli attuali dipendenti che lo fanno senza aver ricevuto un aumento della retribuzione.
Le grandi Coop stipendiano i sindacalisti di Cgil, Cisl e Uil, che dovrebbero controllarle.
20 anni fa' si era orgogliosi di stare alla Coop, oggi c'e' troppa concorrenza e i prezzi piu' di tanto non si possono abbassare, allora si opta per precariato e risparmio sul lavoro. Ci sono cassiere che lavorano anche 8 ore al giorno, con un intervallo di mezz'ora. C'e' chi ha denunciato la Coop ed oggi e' un libero professionista...

venerdì 9 novembre 2007

OPERAI RUMENI LASCIANO POSTI DI LAVORO NELLA LORO PATRIA PER VENIRE IN ITALIA

Dal primo gennaio del 2007, giorno in cui sono cadute le frontiere che tenevano l'Est diviso dal resto d'Europa, molte aziende italiane che lavorano in Romania hanno perso le tracce dei loro operai..
Nel giro di nove mesi migliaia di romeni sono venuti in Italia.
A capire che l'ingresso di Bucarest nell'Unione europea avrebbe portato una fuga di massa dalla Romania, sono stati per primi , gli imprenditori italiani. Quelli che negli anni 90 avevano deciso di delocalizzare le proprie produzioni ad Est, pagando la mano d'opera a bassissimo costo.
Il salario medio di un operaio in Romania e' di 280 euro al mese, il piu' fortunato 350. Quindi non c'e' da stupirsi se, all'apertura delle frontiere migliaia di uomini e donne abbiano deciso di tentare la fortuna in Italia.

La Caritas ci assicura che tutto questo, presto finira', e pronostica un imminente ritorno dei romeni a casa, per il prevalere del valore dell'immobilita'.
L'Unione Europea ha dato una mano finanziando in Romania un milione e mezzo di posti di lavoro.

martedì 6 novembre 2007

IL DENARO LA VERA FORZA

Antonio Percassi giocava nell'Atlanta. Poi e' diventato imprenditore d'assalto. Ed ora a Linate vuole costruire un megastore, scatenando proteste.

I grandi centri commerciali sono le nuove piazze d'Italia, ma non se spuntano dietro il giardino di casa, intasando viadotti, svincoli, tangenziali...come gia' sovente accade.

Se andra' avanti l'ambizioso investimento di Percassi ( il Linate shopping center, ipermercato di 22 mila metri quadri, 300 negozi, bar, ristoranti sulle rive di un lago, cinema multisala e area giochi), sara' un vero problema per i tanti piccoli negozi...
Ma ecco che scendono in campo i politici.

L'iter e' partito ai primi di febbraio, d'accordo la giunta regionale lombarda di centrodestra, quella provinciale milanese di centrosinistra e il sindaco di Segrate, ma contro si sono schierati tutti i leghisti, che facendo chiudere 500 negozi , si perderebbe in voti.
Ma Percassi non rinuncia, piu' gli si e' contro e' piu' si sente caricato.

Fatto sta che oggi i Centri commerciali stanno togliendo qualcosa ad ognuno di noi.

lunedì 5 novembre 2007

TVFONINO NON SEMPRE UN AFFARE

Dopo un anno e mezzo di stenti, nonostante i Mondiali di calcio e le promozioni lanciate dalla societa' di telefonia cellulare, il presunto eldorado degli operatori mobili si e' rivelato un rigagnoloper cercatori di sassolini.

L'azienda che ha piu' investito con il tvfonino e' la TRE, ma i risultato ottenuti ad oggi non sono sufficienti. Si potrebbe riassumere il problema oggi sottolineando che, guardare la tv sul telefonino costa troppo, per diventare un servizio di successo, dovrebbe semplicemente essere gratis.

Gli operatori si danno da fare, regalando anche il telefonino, ma sono gli utenti a non crederci.
Gli sforzi finanziari sono ingenti, ma per il momento gli italiani preferiscono "cambiare canale"