Roma, Torino, Napoli, Milano, ovunque tra i giovani italiani il gioco dell'oca e' tornato di moda.
Un gioco pero', a cui nessuno vorrebbe partecipare, perche' inevitabilmente milioni di concorrenti finiscono sulla casella che obbliga a tornare al punto di partenza.
In un percorso che, li costringe a scendere la piramide sociale peggiornado lo stile di vita conosciuto nella famiglia di origine.
Un ragazzo, nato da un architetto benestante, madre professoressa al liceo, dopo la laurea in economia ha trovato un posto a 1.200 euro al mese in una piccola azienda fuori porta. Ci lavora da 4 anni ma lo stipendio e' fermo dal giorno dell'assunzione.
Da bambino andava al mare per un mese e la settimana bianca era di rigore.
Oggi con grandi sforzi ed un aiuto dal papa', riesce a fare max 6 giorni in un villaggio all-inclusive.
Ci sono ancora molti altri esempi da raccontare...
Se negli ultimi tempi i sociologi denunciano la mancanza di mobilita' sociale e i politici d'ogni schieramento promettono potenti iniezioni di metocrazia, dal Duemila la situazione e' drasticamente peggiorata: l'ascensore sociale e' in movimento, i giovani ci salgono sopra ma, invece di salire, o almeno restare a livelli della classe di origine, spesso si ritrovano a scendere su pianerottoli piu' bassi.
L'abbassamento dei salari negli ultimi 7 anni ha riguardato quasi tutti i dipendenti, la sindrome della quarta settimana investe anche i "raccomandati".
Al di la' delle divisioni di classe, protagonisti assoluti del gioco dell'oca sono i laureati.
Negli anni '60 l'agognato pezzo di carta permetteva di scalare le gerarchie e regalava carriere fulminanti, oggi universita' poco selettive sembrano aver generato, un offerta di dottori sproporzionata rispetto alle esigenze di mercato.
Non conviene investire come un tempo nell'istruzione, le imprese cercano soprattutto tecnici diplomati, i cervelli sono troppi ed il mercato non riesce ad assorbirli.
A Napoli la cattedra e' sempre piu' un diritto ereditario.
Nel 2002 un rapporto del giornale "Ateneapoli" scopri' che alla facolta' di Economia della Federico II il 16% dei professori era imparentato con un collega, 5 anni dopo la percentuale e' salita al 26%. Padri e figli, mogli e mariti, fratelli e cognati.
Insomma, Padoa Schioppa non puo' definire bamboccioni chi un lavoro non c'e' l'ha ed e' costretto anche se con 2 lauree a restare a casa e impossibilitato anche a metter su famiglia..
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mercoledì 2 gennaio 2008
BAMBOCCIONI PER GIUSTA CAUSA
alle
08:40
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Etichette: attualita', lavoro precario
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